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A teatro si parla d'amore

In scena i ragazzi del Liceo Scientifico

compagnia di Levia GraviaMATERA – Il 21 aprile 2008 alle ore 21, presso il Teatro Duni di Matera, il Liceo Scientifico “Dante Alighieri” ha portato in scena “Levia Gravia, parole e musica dell’Amore”, spettacolo ideato e diretto dalla talentuosa e carismatica professoressa Marisa Tantalo che, con la collaborazione della sua alunna Agostina Cascione, ha guidato ben 31 alunni dell’ Istituto, provenienti da varie sezioni. Protagonista assoluto è stato l’Amore, colto nelle sue varie sfaccettature ed espresso in toni ora leggeri, ora seri, in un armonico intreccio di poesia, prosa, canti e balli. Il tutto con un fine ben preciso, com’è stato detto nella premessa: guardare alla nostra società malata, annichilita dall’odio, “con il sogno di una bellissima sinfonia di fratellanza”. Il sipario si apre sulle note dolcissime della “Forza della vita”, preambolo dell’amore per la vita, poi seguono l’amicizia, il tenero mondo degli affetti familiari, l’amore passione, disperazione, gioco, l’amore per la Natura, l’amore per Dio. È impresa ardua raccontare il percorso di ben quaranta brani, fra parole e musica; si può solo dire che i toni dello spettacolo, ora struggenti e appassionati, ora “straniati” dai graffianti sonetti di Belli e Trilussa, ora illeggiadriti dagli allegri balletti curati dalla professoressa Maria Epifania (i deliziosi “Viva la mamma” e “Sarà la primavera”) hanno calamitato l’attenzione del pubblico che, alla fine di ogni “percorso”, premiava con scroscianti applausi l’armonia del tutto. Le parole di San Paolo ai Corinzi, di Gibran, “le dolenti note” del V canto dell’ Inferno dantesco, la follia di Orlando, chiosata da un fascinoso tango in chiaroscuro eseguito magistralmente dall’ammiratissima Rossella Carmentano e dal bravo Cosimo Colucci (per citare solo alcuni “pezzi”), segnalavano un ritmo ascensionale verso l’amore per la Natura e per Dio. La lettera del capo indiano di Seattle al presidente degli Stati Uniti d’ America gridava la disperazione per l’ambiente del nostro pianeta, insidiato e dilaniato dalla gestione selvaggia dell’uomo bianco (lui, sì, è vero “selvaggio”), i frammenti leopardiani contemplavano la bellezza della Natura, un brano delle Confessioni di Sant’Agostino suggeriva “Dio cos’è”. Alla profondità di tutti i brani si aggiungevano le straordinarie voci dei cantanti che, con grande sicurezza, passavano da “Si può dare di più” a “Tra le cose che vivi”, alle struggenti canzoni d’amore “Cinque giorni”, “Almeno tu nell’universo”, sino all’intensa “Più su” e infine, preceduta da un confuso affollarsi di notizie luttuose di vari TG, la solenne “Preghiera”, che è un grido di speranza e di giustizia. Fra la commozione generale il sipario si chiude; si riapre per i ringraziamenti degli interpreti i quali riservano al pubblico un’ ultima “perla”: tutti insieme cantano “Strada facendo” e sono veramente belli, eleganti in nero, e tutti sorridenti e perfettamente intonati allo splendido spettacolo realizzato. Il pubblico entusiasta non smette di applaudire; l’applauso, se possibile, aumenta di intensità quando il preside Carnovale, salito sul palcoscenico, consegna rispettivamente alla regista, professoressa Tantalo, ideatrice dell’opera, al professor Nicola Lisanti, autore della splendida scenografia (coadiuvato da alunni-scenografi), una targa-ricordo come riconoscimento della loro lunga e pregevole attività teatrale. Un’ultima nota, prima di concludere questo commento: i cantanti Vito Colucci, Paola Montemurro, Rossella Martino e Nica Di Leo hanno letteralmente deliziato il pubblico con le loro splendide voci; la lettura espressiva e in perfetta dizione di Valentina Basile, Roberto Sacco e Valentina Celiberti ha davvero parlato al cuore degli spettatori. Bersaglio centrato: tutti insieme abbiamo vissuto il sogno di una bellissima sinfonia di fratellanza. Una serata memorabile!

Alessia Di Cuia 5^A
Vincenza Riccardi 5^A