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Ti fidi di me?

Recensione vincitrice del premio Grinzane-Cavour

Pubblichiamo la recensione del romanzo Mi fido di te, scritta dall’allieva Lucia Vizziello della V F, che si è classificata terza al concorso indetto dal premio Grinzane Cavour. La cerimonia di premiazione si è tenuta a Cosenza il 16 maggio 2008. Complimenti Lucia!

Mi fido di te
Francesco Abate e Massimo Carlotto
Einaudi - Stile libero/Big
Pagine 178
14 euro


TI FIDI DI ME?

Questo controverso romanzo di avventura criminale traccia un devastante scenario che si estende dalla piccola realtà cagliaritana alla spietata mafia russa; è incentrato sulla figura di Gigi Vianello, imprenditore veneto, che si guadagna da vivere smistando derrate di cibo avariato e riciclando denaro sporco, riservandosi di controllare personalmente la provenienza dei prodotti riservati al suo ristorante Chez Momò, salvaguardando così la propria alimentazione. E’ proprio attraverso la fitta trama intessuta dall’egoismo, dal cinismo e dall’indole subdola del protagonista, che trapela la scottante attualità del tema trattato e la cruda realtà che ci circonda; procedendo con la lettura, aumenta la consapevolezza che il protagonista rimarrà intrappolato nelle fitte trame del romanzo e, in questa assurda vicenda, il lettore rimane perplesso e dubbioso di fronte a questo quadro di “sporca arte contemporanea” in cui i temi della mafia e della corruzione riecheggiano, stancamente, da troppi e spesso futili rimestamenti. Penso sia difficile assumere una posizione chiara; ritengo che questo senso di incertezza rappresenti proprio ciò che gli autori vogliono destare nel lettore che non sempre riesce a discernere il vero dal verosimile, perché troppo labile il confine tra giustizia e corruzione, tra bene e male, tra determinazione ed indifferenza. La scorrevolezza della narrazione, che fluisce attraverso un linguaggio che non evita di concedersi qualche volgare digressione, conduce ad una rappresentazione scenica, direi quasi “cinematografica”, in cui si immagina già la colonna sonora e la buia scenografia, incentrata unicamente sulla rapida e travolgente successione degli eventi e in cui il paesaggio, unico vero testimone di questa fetta di losca umanità senza rancori, ahimè, non ha spazio per parlare. Forte e sentito è lo spirito di denuncia degli autori, così, sull’onda lunga della lettura, mi domando: nell’abisso di questa società spregiudicata, in cui l’assalto dei mezzi di informazione cela verità più grandi della nostra limitata esperienza, in cui talvolta si è portati a sentirsi parte di un “progetto” superiore che non ci appartiene, o si è chiamati a farne parte in maniera troppo veloce o ingannevole, c’è mai spazio per la fiducia? Ad ognuno di voi la risposta!


Lucia Vizziello 5^F