Sole intenso, caldo torrido, è un’insolita Strasburgo quella che accoglie i centocinquanta vincitori del XXII Concorso Nazionale del Movimento per la vita Italiano.
Il Movimento, guidato dall’Onorevole Carlo Casini, ha infatti premiato i ragazzi vincitori con uno stage tenutosi dal 20 al 23 aprile 2009 nella città di Strasburgo, sede del Parlamento Europeo.
Loro compito quello di presentare – nella sede del Consiglio d’Europa – degli emendamenti ad un testo di dieci articoli riguardanti la difesa della vita nell’Unione Europea.
Lunedì 20, ore 15.30 : la tensione nel pullman dei vincitori, che ormai si appresta a varcare le soglie della città, è ormai alle stelle; alla sola vista in lontananza della meravigliosa opera architettonica del Parlamento, gli sguardi dei ragazzi si incontrano ed è impossibile non notare in loro un fremito di gioia. Il primo giorno di questa avventura non è stato possibile scambiarsi idee, bisognava mettersi al lavoro e iniziare a formulare quegli emendamenti che, nel martedì di fuoco, si sarebbero dovuti discutere, votare e approvare. A tarda sera, ormai stanca e sfinita, la quasi totalità dei ragazzi si reca a letto, per un meritato riposo. Nessuno di loro era pienamente conscio di ciò che sarebbe avvenuto l’indomani, tranne una sparuta minoranza che, spaventata dall’appuntamento ormai incombente, a notte fonda continuava a ripetere incessantemente il “discorso” preparatoi con tanta cura.
Il martedì da leoni arriva e così in mattinata la comitiva si reca in Parlamento dove ad attenderla c’è il dott. Marco Marinai, che nella Sala Schumann (sede in cui si riunisce il PPE) illustra il funzionamento dell’UE. In seguito è la volta della visita all’emiciclo, inizialmente solo dalle tribune, in seguito, in via del tutto eccezionale, addirittura tra gli scranni.
E’ proprio qui che l’On. Casini tiene il primo discorso, presentandosi a coloro che trepidavano nell’attesa di ascoltarlo.
Dopo questo ricco e prelibato antipasto, tutto è pronto per il clou dello stage. Il pomeriggio, alle 14.30, tutti occupano gli scranni del Consiglio d’Europa loro assegnati, pronti a dibattere a colpi di eloquenza nel difendere o attaccare gli emendamenti proposti. Dopo accuse, difese, chiarimenti, proteste, alle 17.30 si chiude una seduta dai toni aspri ed elevati, segno di grande intelligenza e spirito critico. Il testo finale è redatto, e nessuno si scandalizza quando un “neoparlamentare”, logorato dalle accese discussioni, urla in latino maccheronico: “HABEMUS TESTUM”!
I lavori da svolgere a Strasburgo sono ormai terminati, e il mercoledì è il giorno della svago: in mattinata infatti i ragazzi si recano alla maestosa quanto magnifica Cattedrale della città per la messa tenuta per l’occasione da Mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. In seguito è il battello che solca le acque del fiume della città ad ospitare i neoparlamentari; ai ragazzi è infatti stato concesso un giro turistico sul battello dal quale è possibile ammirare Strasburgo in tutto il suo splendore.
Nel primo pomeriggio alla “banda dei centocinquanta” è concesso gironzolare per le vie della raffinata cittadina, in attesa della serata mondana che ormai incombe.
Alle ore 19.00, infatti, nel “Centre Culturel du Neudorf” l’On. Carlo Casini tiene un discorso a tratti toccante che fa notare come la vita sia intoccabile sin dal concepimento. Quando ormai Casini è giunto al termine del suo intervento, fa il suo ingresso trionfale nel Centre l’Europarlamentare nonché artista di chiara fama Iva Zanicchi. L’emozione è palpabile, trovarsi dinanzi un personaggio di questo spessore artistico non è usuale; ed è sulle note di “Zingara” che le immense porte scorrevoli della porta adiacente si spalancano mostrando enormi tavolate di rustici e dolci gentilmente offerti dal Comune di Strasburgo. Il tempo di scattare qualche foto-ricordo e i vincitori – come Cenerentola costretta a lasciare il suo principe azzurro – abbandonano la sala a tarda sera.
E così il giorno dopo, tra pianti, gioie, speranze, i vincitori partono dalla città diretti a Milano portandosi via molti ricordi, che resteranno a lungo indelebili nella loro memoria. Si scrivono così due parole al termine di tutto ciò: FINE, all’avventura in sé per sé, ma INIZIO, a quella che è una splendida rappresentativa di giovani che può, deve e farà molto; per l’Europa, e per la vita.
Antonio Flores (IV G)
Alleghiamo il tema con il quale l’alunno Antonio Flores ha vinto la selezione per la partecipazione al XXII Concorso Nazionale del Movimento per la vita Italiano.
Due anni fa accompagnavo mia madre in un lugubre posto come l’ospedale, per uno dei pochi motivi felici per cui ci si reca: la maternità. Appena arrivato nel reparto, non potetti evitare di incrociare lo sguardo con quello di una distinta ragazza, che cercava di apparire indifferente ma i cui occhi erano velati di un’intrinseca tristezza. Alla sua sola vista mi percosse un brivido, sentivo che dovevo conoscerla e così, quasi autonomamente, mi presentai. Passarono all’incirca dieci minuti e la misteriosa ragazza mi confidò il suo terribile segreto: era lì per abortire. La conoscevo da troppo poco tempo, e non avevo il diritto di persuaderla a non fare un gesto simile, così, dopo un tempo che non riesco a quantificare per lo shock che ne ebbi, l’infermiera pronunciò il suo nome: “Cavani Daniela”. E così, a 18 anni, in perfetta solitudine, si avviò verso la sala, non avendo piena coscienza di essere anch’ella l’attrice protagonista di quell’orribile film che si sarebbe concluso con l’omicidio di un innocente. Si, avete capito bene, omicidio, perché tale si chiama lo stroncamento di un essere che pochi mesi dopo avrebbe emesso il primo vagito. Inviterei a riflettere sui più eclatanti particolari di questa vicenda. Daniela mi confessò ciò che avrebbe fatto dopo soli dieci minuti di conversazione, per lei ero un perfetto sconosciuto, ma nonostante ciò non esitò a dirmi tutto. Era sola, non c’era nessuno che la accompagnasse in quell’orribile tragitto che la portò al di fuori della struttura sanitaria. Non sapeva di uscire col grembo vacante, ma col cuore oppresso da un macigno che le sarebbe rimasto lì per il resto dei suoi giorni. E’ ormai chiaro, la famiglia era completamente assente, ma si può lasciare che una ragazza si abbandoni incurante alle sue prime paure ? Ebbene, con le leggi attualmente in vigore, non c’è nulla che ostacoli ciò. Ma questo va oltre la legge che regola la società, si basa su uno dei diritti più importanti dell’uomo: il diritto a vivere. Quest’ultimo diritto esiste già, ma, stranamente, sono omessi i primi nove mesi della nostra vita, quei mesi in cui l’eco del battito del nostro cuore rimbombava in uno studio medico, quei mesi in cui la gente ci guardava estasiata e faceva gli auguri alla futura madre. Strano, direte voi, eppure sono esclusi; persino dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, non sono compresi nel secondo diritto, che parla di diritto alla vita. E’ inutile che scorriate la Carta, leggerete inutilmente i seguenti cinquantadue articoli, dei famosi nove mesi non v’è traccia. Giorno dopo giorno sentiamo parlare sempre più politici che inneggiano alla difesa dell’aborto come tutela della libertà delle donne e il settanta per cento della classe politica italiana afferma che abolire l’aborto vorrebbe dire mantenere posizioni arretrate rispetto all’Unione Europea. Ma ci siamo noi tra i principali paesi dell’Unione Europea, siamo noi insieme a Germania, Francia e Regno Unito ad avere più seggi nel Parlamento Europeo, c’è bisogno di spirito di iniziativa per destarla questa Unione, ormai sopita sull’argomento. Per evitare altre vittime innocenti, per evitare che altre donne passino la vita col rimorso di aver messo a tacere per sempre quello che sarebbe stato il pianto struggente di un bambino, svegliamoci ! Non ho la certezza materiale di che donna sia oggi Daniela, ma la risposta era nei suoi occhi; si, negli occhi di una diciottenne che magicamente sapeva cosa voleva, ma che non aveva la forza per capirlo. Concludo citando la bandiera dell’Unione Europea: sullo sfondo blu del cielo, è presente una corona di dodici stelle dorate. Il numero, invariabile, è simbolo di perfezione e unità. Niente da dire, ma con oltre un milione di infanticidi legalizzati in meno l’Unione sarebbe decisamente più perfetta. PS: I nomi presenti nella storia sono inventati.
Antonio Flores (IV G)